Lourdes Huerta: Pájaros en cautiverio
Casualmente stiamo scrivendo queste brevi note da una località italiana, Belforte del Chienti, in cui si trova il più grande polittico, o quasi, esistente, opera che fu realizzata poco prima della scoperta dell’America e che ancora esprime quei valori di forte religiosità propri dell’Europa medioevale, in un’epoca in cui l’Umanesimo era ormai trionfante ma le popolazioni rimanevano, e rimasero ancora per molto tempo, attaccate alle loro tradizioni.
Questo valeva in Italia come in Spagna con la differenza che in questo paese il dominio spirituale della Chiesa Cattolica era sempre stato indiscusso mentre la Penisola Iberica veniva da una storia secolare di alternati e successivi passaggi dall’Islasm al Cristianesimo e quasi sempre forzati se non violenti.
Ricordiamo ciò prevalentemente per i lettori italiani.
Nulla di strano, perciò, che i missionari che seguivano i primi conquistatori delle Americhe (ex pirati come Colombo o mercenari come Cortès) fossero degli esaltati che, in un misticismo assoluto vedevano il modo migliore di cristianizzare gli abitanti originari delle nuove terre, che a questi piacesse oppure no.
Viene bene predicare che bisogna soffrire per espiare i propri peccati ad uno che stai per ammazzare!
Non a caso il misticismo è il vero protagonista delle opere con cui Lourdes Huerta affronta lo scottante tema della contraddizione in cui si trova il clero cattolico messicano (invece in Italia…) che predica valori spirituali a parole ed è attaccato ai beni materiali nei fatti
Comprendiamo che l’argomento, in Messico, possa suscitare vivaci polemiche, dopo che la Rivoluzione (un mito per noi italiani, sia nel bene che nel male) aveva cercato di laicizzare lo stato e riportare la religione all’intimità delle coscienze.
L’autrice, che vuole evidenziare questa ambiguità, parte da un esame approfondito dell’iconografia cattolica che, nata nel Medioevo, ancora oggi dovrebbe esprimere maggiormente i contenuti spirituali della religione rievocando quelle immagini di santi e madonne che nella loro sofferenza maggiormente esprimevano il distacco dal mondo e dai suoi valori.
Viste superficialmente o da lontano si potrebbe scambiarle per vere immagini sacre ma, e qui subentra l’originalità del discorso artistico, non appena si soffermi l’occhio sui particolari, ci si accorge che l’autrice non vuole mostrare forme esteriori ma realtà interiori e tenute nascoste.
Si tratta della distinzione tra fede e devozione, quest’ultima non bada alla sincerità del sentimento religioso ma a come questo venga espresso esteriormente cosa che, ovviamente, interessa il potere vero che, come spesso accade, poco ha da fare con Cristo.
Visti perciò con la dovuta attenzione vediamo che i santi hanno, sotto le apparenze, una realtà che oscilla tra il bestiale ed il burattinesco, tanto che i cavalli, che tradizionalmente rappresentano nel Medioevo l’agire eroico (dei cavalieri, non dei poveracci) diventano cavalli a dondolo e le gambe ed i piedi sono quasi da uccello (da preda?) con una notevole rassomiglianza a qualcosa di scheletrico.
Le espressioni dei volti, poi, arrivano ad avere qualcosa di disumano nella ricerca forzata di una finta sofferenza sino quasi a sfiorare il diabolico.
Tutta la composizione ha un fondo di sentimento amaro e triste che non genera tanto risentimento o, peggio, odio verso la religione quanto rimpianto per quello che questa importante dimensione dello spirito potrebbe essere e, troppo spesso, non è.
Pure la fondamentale unità compositiva non ne risente di tutte queste esigenze anzi, queste opere non danno mai occasione di dire frasi del tipo –…se fosse stato fatto così o così forse sarebbe stato meglio…–; sono esattamente come devono essere e, al di là del gusto personale, non viene assolutamente naturale immaginare qualcosa di diverso.
Non poco la struttura materica contribuisce a questa unità fondendo colore e forme e dando al tutto una forza di rilievo che si accorda con la forza del discorso.
In altre parole l’autrice riesce ad esprimere chiaramente il proprio pensiero, che piaccia o meno ed è abbastanza raro, oggi, che un’artista riesca a seguire un tema preciso, dato da altri o da se stesso non importa.
La struttura compositiva è assolutamente contemporanea, pur mostrando un’ottima conoscenza delle tradizioni religiose cristiane e, non è tanto ovvio come sembra, del proprio paese.
I significati espressi, infatti, si comprendono pienamente mano a mano che si osserva e si medita sull’immagine compenetrandosi ad essa e, come abbiamo detto, il significato profondo deve essere cercato nell’intimità del proprio sentire purché si abbia la volontò di farlo ed un minimo di sensibilità.
Non meraviglia, perciò che in questi quadri Lourdes Huerta ricorra a figure e forme espressive tradizionali, longilinee per lo più, che col disegno si sovrappongono a stesure di colore senza profondità reale ma omogenee, che creano campi visivi che a loro volta si accordano e si sovrappongono generando la sensazione di unità dai loro accordi tonali.
In questo senso l’uso del colore è classico, meditato tanto da non dare il senso di alcun contrasto tranne quando, naturalmente, non sia necessario per accentuare la drammaticità degli argomenti ed evitare il rischio che la critica si trasformi in satira tragicomica; ma questo non accade e Lourdes Huerta riesce a creare una sorta di misticismo del dolore dell’anima.
Il discorso ideologico, la critica all’ipocrisia, il sottolineare la differenza tra ciò che si predica e ciò che si fa ci sembra tutto estremamente chiaro eppure, in fondo, non si può assolutamente affermare che il discorso sia contro il Cattolicesimo in quanto tale ma solo forte e, mentre osservavamo i finti martiri, ci ricordavamo di Qualcuno che scacciava i mercanti dal tempio e passava il tempo banchettando in letizia con i suoi discepoli… Dio, in fondo, è una cosa seria!
A questo punto anche il titolo “Pájaros en cautiverio” è chiaro: le immagini dei santi sono come uccelli in gabbia e come loro diventano quelli che li imitano; aggiungiamo che noi non ci sentiamo uccelli in gabbia anche se la gabbia esiste davvero.
Speriamo di vedere presto qualcosa di Lourdes Huerta anche in Italia.
Umberto Maria Milizia
Novembre 2011
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