Angelo Maria Cicoria a Belforte del Chienti
Angelo Maria Cicoria si presenta in questa mostra al MIDAC di Belforte del Chienti con un numero relativamente piccolo di opere e questo, sotto molti aspetti,è un pregio perché dalla selezione che l’autore ci propone si possono trarre elementi utili per sintetizzare gli indirizzi della sua ricerca passata e, se si è fortunati, futura.
Si tratta di opere scelte non tanto con un criterio cronologico quanto ideologico e, forse, sentimentale; certamente quelle al quale l’autore si è maggiormente affezionato e che, probabilmente proprio per questo, non ha voluto dare via, il che, anche se si trattasse solo di un’impressione, dà maggiore interesse alla mostra.
Tutti i quadri portano la stessa tendenza dell’autore ad agire sul piano del surreale, inteso non tanto come corrente artistica e culturale quanto come modo di essere dell’animo.
Di sicuro abbiamo potuto individuare tre tendenze o, se piace di più, tre stili diversi identificabili dalla stessa disposizione fisica nella sala espositiva, anche se, va precisato subito, alcuni elementi unificano tutta la mostra: lo stile della realizzazione tecnica, il ricorrere di alcuni temi ricorrenti e, soprattutto, la personalità dell’autore stesso.
La serie di quadri più numerosa si presenta come la più omogenea, a partire dall’aspetto, unificato ed omogeneizzante dalle cornici alle dimensioni, medio piccole, ai colori, mai invadenti.
Ognuna di queste opere, isolata dalla parete dalla sua cornice, potrebbe vivere benissimo in qualunque casa, alzando il livello culturale dell’ambiente in cui si trova perché in grado di suggerire seri temi di meditazione anche se, presentati in modo arguto e sottile, si evitano quegli antipatici fenomeni di rigetto che le cose impegnative portano in momenti o luoghi di presumibile riposo.
Si tratta di soggetti immaginari e spesso fantastici, presentati talora con alcune delle caratteristiche formali dell’immagine devozionale, in cui la mente del fruitore può muoversi liberamente, non più vincolata da… se stessa all’interno di una realtà descritta con cura formale esteriormente ma libertà interiormente; una libertà che Angelo Maria Cicoria riesce a “passare” anzi, a travasare, nello spettatore.
La realtà così creata sembra quasi costruibile in una forma fisica semplice magari di carta, che è forse il materiale usato (giocattolo? modellino? soprammobile?) in realtà non interessa né il materiale né cosa ricorda apparentemente il quadro; sono solo sensazioni che aumentano le possibilità di dialogo opera – spettatore; questi intuisce di poter possedere non tanto il quadro in sé (cosa che è sempre possibile, basterebbe chiedere all’autore se volesse venderlo) quanto, per similitudine, il suo contenuto e, facendo un ulteriore passaggio di cui normalmente non si è coscienti, partecipare alla scena rappresentata.
Non ci si chieda, perciò, cosa significano le immagini in dettaglio, se si è sensibili e nella predisposizione d’animo adatta, i suggerimenti dell’autore sono una guida più che sufficiente, senza bisogno di critici.
Alcuni temi, di valore oscillante tradizionalmente tra il magico ed il razionale, come i numeri, si ritrovano anche nelle altre opere, due delle quali in un certo senso, razionalizzano i piccoli quadri surrealisti di cui abbiamo parlato, introducendo maggiori elementi compositivi di origine astratto-cubista.
Le altre due opere sono forse il culmine di tutta la mostra per la poeticità che sintetizzano, esprimono e sanno comunicare a chi ci trovi dinanzi, portando sempre a dover “muovere” la propria pigrizia mentale, ma in un mondo di maggiore spessore intellettuale e morale e per di più con una rara delicatezza, perché non si impongono con violenza ma invitano ed avvolgono l’attenzione.
La realtà surreale diviene spirituale e, senza invadere i sentimenti altrui, ci comunica quelli di Angelo Marco Cicoria.
Il quadro li comunica nel colore che svanisce e si condensa attorno a degli oggetti biomorfi, esseri vivi vagamente ispirati a quel mondo acquatico già citato negli altri quadri, che galleggiano in un campo visivo indeterminato che si può immaginare senza limiti anche se non infinito, altrimenti ci sfuggirebbe.
Questo rispetto per il fruitore è una caratteristica di Angelo Maria Cicoria, espressa molto anche dai colori sempre poco invadenti e capaci di adattare l’immagine a qualunque situazione ambientale o, invertendo i termini della questione, di renderla sempre indipendente ed autonoma.
Belforte del Chienti, 12 novembre 2011.
Umberto Maria Milizia
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