Bicinia di Angelo Marco Cicoria
Fin dal titolo questo progetto di Angelo Marco Cicoria ci stupisce. Non è di tutti i giorni prendere spunto da un tipo di canto a due voci, tipico del Rinascimento, per dare il titolo a una mostra di arte contemporanea.
Ma come tutte le chiavi anche questa parola, Bicinia, ci apre alcune porte interessanti per entrare nell’essenza di questo artista.
La prima porta che si apre è quella della musica. Solo un conoscitore di quest’arte può sapere di questa parola.
Angelo Marco conosce la musica e la pratica da moltissimi anni con uno spirito di ricerca profondo, almeno pari alla sua ricerca figurativa.
La seconda porta che si apre è quella del Rinascimento. A volte Angelo Marco pare proprio uscire da quel tempo o meglio ancora pare viverlo senza alcuna contraddizione con il tempo presente.
Non è nostalgia. È qualcosa di diverso e più profondo. È un modo di essere.
Il suo carattere rifugge dallo stress e dalle affannate, e quasi sempre inutili, corse e rincorse dei nostri tempi.
E se a volte la mediazione indispensabile per la pacifica convivenza lo porta ad accettare alcune delle inevitabili pressioni del giorno d’oggi, nella sua espressione artistica la sua libertà è totale, senza tempo e senza limiti.
Nell’atto espressivo non ammette intromissioni e non si piega a compiacimenti di facile conseguimento.
Fuori il tempo dentro l’essenza. Fuori lo spazio e dentro la ricerca. Fuori resta tutto quello che, inevitabilmente, cerca di condizionare il flusso incessante dei suoi pensieri.
Anche le lettere e i numeri partecipano a questa composizione, apparentemente casuale, che segue, invece, silenziosi e mistici collegamenti che ci riportano ad un vivere, più che a un apparire, fatto di sostanza.
Questo anche in presenza di figure che sembrano trasposizioni di sogni e di fiabe.
Quando le figure si fondono lo fanno come in una danza che segue note dimenticate e scale musicali non più in uso.
Armonia dell’essere e pienezza espressiva si manifestano in un getto continuo di lavori che in realtà non finiscono mai.
Solo quando se ne distacca, in termini assolutamente materiali, forse, riesce a considerarli finiti, ma a patto che non li riveda, perché potrebbe nuovamente ricominciare a cesellarne i più piccoli dettagli.
Il canto a due voci, la bicinia, in questa mostra è rappresentato dalla compresenza di due tipologie di lavori che apparentemente in conflitto tra loro, per aspetto, per tecnica e per supporto, confluiscono in realtà in un unicum che anche agli occhi del più distratto degli osservatori non può non presentarsi come completo.
L’identità dell’artista traspare prepotente al di là della sua volontà, neanche tanto nascosta, di rendersi invisibile, per non disturbare la creazione di un rapporto diretto e personale tra l’osservatore e le sue opere.
Nel suo essere a ritmo con il tempo presente, pur liberandosi delle sue trappole, nel suo essere in armonia con il suo ambiente, pur mantenendosi discretamente autonomo dallo stesso, è l’essenza di Angelo Marco Cicoria.
Probabilmente questo è quello che vuole. Sentirsi libero in ogni momento di salutare, con discrezione, e di andare per scoprire qualcosa di diverso che lo aiuti a sfuggire alla banalità di gesti ripetuti e non creativi, nel senso più letterale del concetto.
Rifuggire dalle gabbie di un pensiero omologato è proprio di chi, senza alcun proclama, ricerca senza soluzione di continuità e senza condizionamento alcuno.
Naturale quindi risulta lasciarsi andare seguendo il movimento eterno e senza soste dell’universo racchiuso nei quadri di Angelo Marco Cicoria.
Alfonso Caputo
Novembre 2011
Belforte del Chienti
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